Attilio Fontana, il ‘front office’ della Lega in Lombardia

Il mio editoriale su Immagina, 20 ottobre 2020

È così che Nino Caianiello, chiama Attilio Fontana: il front officeun politico che mette la faccia su decisioni di altri. Una sorta di fantoccio da usare alla bisogna.

Nino Caianello è stato un esponente di spicco del centro destra Lombardo, già arrestato per corruzione nel 2019.

Lo ha intervistato ieri sera Report, Rai 3, che con una inchiesta giornalistica ha fatto emergere una trama sconvolgente di conflitti di interessi e appalti truccati, incarichi professionali alla figlia del Presidente, fino ad arrivare ai rapporti di alcuni esponenti della destra con la ‘ndrangheta. Questo è lo scenario emerso ieri sera nella descrizione dei meccanismi di Regione Lombardia.

Al di là delle vicende giudiziarie, che ci interessano il giusto, emerge una gestione del potere scanzonata dove chi riveste un ruolo apicale non ha tutte le leve del potere, e dove spesso sussiste un sottobosco di piccoli leader che impongono le proprie persone e le proprie scelte, lontano dalle telecamere e dalle istituzioni.

A marzo dell’anno scorso, mentre la pandemia imperversava furiosa in Lombardia, mentre migliaia di uomini e donne morivano anche per la scelta scellerata della giunta regionale di ricoverare nelle stesse strutture anche i pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali, mentre gli ospedali traboccavano di pazienti per una medicina territoriale martoriata dalle destre, il Presidente Attilio Fontana era intento a pasticciare tra fondi esteri e appalti che riguardavano le aziende di famiglia. Ma in modo ancora più grave, in quell’occasione, mentiva ai cittadini lombardi, affermando di non sapere nulla dell’appalto e sostenendo che la fornitura di camici da parte dell’azienda del cognato fosse una donazione (anche se le due procedure burocratiche – l’affidamento diretto e la donazione – seguono iter molto differenti nella pubblica amministrazione).

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Da Fontana tante chiacchiere ma zero autocritica

Il mio editoriale su Immagina, 27 luglio 2020 

Dopo tre settimane dalle richieste delle opposizioni, Fontana si è finalmente presentato in aula con l’obiettivo di fare chiarezza sulle tante questioni che riguardano la sua amministrazione, in particolare sulla vicenda dei camici. Fino ad oggi Fontana non ha voluto dichiarare nulla, mandando avanti di volta in volta un assessore diverso come paravento.

Purtroppo nonostante oltre un’ora di intervento il Presidente lombardo ha pienamente omesso di fornire informazioni utili all’aula consiliare lombarda per fare chiarezza su come sia stato possibile mentire spudoratamente ai cittadini e alla magistratura, dichiarando il 7 giugno che nulla sapeva della fornitura (inizialmente a pagamento) dell’azienda della moglie e del cognato a Regione Lombardia, per poi scoprire che nel frattempo pasticciava con conti all’estero per pagare il cognato rispetto alla fornitura stessa.

Fontana si è ampiamente scagliato contro tutti, la colpa è sempre degli altri, Cina, OMS, Governo e chissà chi, ma nemmeno mezza parola di autocritica.
Tra le tante accuse non c’è stata l’umiltà di chiedere scusa. Scusa ai lombardi che hanno visto pochi tamponi per i propri famigliari, scusa per i test sierologici bloccati, per aver ritardato l’aggiudicazione delle gare che aprivano a test di altre aziende rispetto a quella che aveva stipulato un accordo con la Fondazione scientifica, il cui direttore era anche coordinatore del tavolo sui test sierologici.
Fontana ha affermato che non fosse sua responsabilità erogare strumenti di protezione; l’autonomia amministrativa rivendicata con forza a tutti i tavoli viene dimenticata quando c’è da mettere in campo azioni per proteggere i lombardi, come nelle zone rosse attivate in tutta Italia tranne che in Lombardia, così nell’erogazione di mascherine e camici per medici di base, ospedalieri, infermieri e personale delle strutture sociosanitarie.

Scusa, una parola semplice che il Presidente avrebbe dovuto rivolgere agli ospiti delle RSA e ai loro famigliari, dimenticati in tutta la prima fase della pandemia e poi costretti ad ospitare malati convalescenti di Covid, proprio a contatto con la generazione che più ha subito la ferocia del virus.

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Per le nostre imprese la capacità e la forza di guardare al futuro con solidità

Il mio editoriale su Immagina, idee per l'Italia e per l'Europa - Gli interventi del decreto-legge Rilancio per le imprese cubano quasi 16 miliardi di euro, di fatto una vera e propria finanziaria dedicata alla produttività del lavoro in Italia. Abbiamo bisogno di costruire un Paese che guardi con rinnovata fiducia al futuro ed il compito della politica e delle istituzioni è di mettere in campo tutte le scelte possibili per tutelare e rafforzare le imprese, renderle più sane, solide e capaci di conquistare nuovi traguardi in tutto il Mondo.

L’Italia ed i suoi professionisti, imprenditori e lavoratori meritano fiducia dopo questi mesi difficili e meritano di essere messi nelle condizioni migliori per fare al meglio quel che da sempre sanno fare: stupire e innovare individuando nuove strade, anche e soprattutto nei momenti di difficoltà. Per questo le scelte contenute nel Dl rilancio dispiegano energie volte non solo a far sopravvivere le imprese ma per rilanciare il nostro sistema produttivo.

Le linee di intervento che credo sia importante sottolineare si suddividono in base alla dimensione d’impresa. Il primo è senza dubbio il sostegno alle PMI che si rafforza di uno strumento innovativo: contributi a fondo perduto di valori per circa 10 miliardi di euro dedicati per le aziende fino a 5 milioni di fatturato. L’introduzione di questo strumento supera le difficoltà incontrate con i finanziamenti del decreto liquidità in quanto verrà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Previa verifica del requisito della perdita del fatturato ad aprile di almeno un terzo rispetto all’anno precedente, un contributo sufficientemente basso da far accedere la stragrande maggioranza delle imprese italiane. Il contributo potrà essere fino al 20% per fatturato fino a 400 mila euro, fino al 15% per fatturato fino al milione di euro e del 10% fino a fatturato di 5 milioni di euro. A ciò occorre aggiungere la facoltà per Regioni, province autonome, enti territoriali e camere di commercio di integrare con proprie risorse ulteriori interventi diretti fino a 800 mila euro per azienda.

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Fare le cose "alla Gallera": i test sierologici

COMUNICATO STAMPA - I test sierologici servono per valutare se si sono maturati gli anticorpi. Sono quindi fondamentali per ripartire, insieme con altri tipi di test. Regione ha vietato ogni sperimentazione sui test, ricattando e mettendo i bastoni tra le ruote a laboratori e sindaci sui territori.

Solo Regione Lombardia ha potuto avviare una sperimentazione. E lo ha fatto affidandosi ad una sola società, la DiaSorin, e decidendo su quali territori farla. La DiaSorin per testare i propri test si è affidata al Prof. Baldanti e alla Fondazione del San Matteo che riceve le royalties dalla DiaSorin. Lo stesso Baldanti è il coordinatore del tavolo di lavoro regionale sui test.

Un conflitto di interessi abbastanza evidente, ma che non ferma Regione. Su questo il TAR interverrà riservandosi di decidere ma lamentando una gestione “particolare”. Gallera, dopo le prime pressioni, decide quindi di aprire una gara pubblica ma, a differenza di quella nazionale, prevede una specifica che qualcuno segnala essere vestita su misura per DiaSorin: elementi che ovviamente verranno valutati con attenzione.

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© 2020 Pietro Bussolati