• OCCHI APERTI

VI RACCONTO IL LAVORO FATTO IN QUESTI PRIMI MESI IN CONSIGLIO REGIONALE

L’impressione che si coglie in Consiglio Regionale è di un luogo dove nulla è al posto giusto. Le sedie del pubblico, poche e lontane dal lavoro di aula raccontano di un forte distacco e lontananza dalla concretezza della vita di tutti i giorni. La sala è bellissima, disegnata da Gio Ponti, ma le luci ed il suo collocamento sotto al piano terra rendono però tutto abbastanza artefatto.

Eppure, la Regione, la nostra Regione Lombardia, è una istituzione che presiede a temi come la cura dell’ambiente, dalle terre alle acque all’aria, della salute pubblica e del welfare, della mobilità, del lavoro, con competenze forti che con coraggio e con qualche imprecisione mai sanata sono state concesse alla gestione regionale. La nostra Regione presenta delle fantastiche eccellenze che la rendono unica. In nessuna Regione si sono sviluppati punti di eccellenza pubblici e privati al livello di quelli lombardi, in pochissime Regioni si è pensato ad un sistema di gestione della mobilità stradale e ferroviario alternativo ai grandi colossi nazionali e che, se fosse ben gestito, potrebbe consentire di governare i flussi e la vivibilità del nostro territorio in modo efficace.

Insomma, la nostra regione non è una regione come le altre, indipendentemente da chi la Governa.

C’è un forte parallelismo tra il Governo di Regione Lombardia e quello nazionale, in particolare su alcuni punti.

In primo luogo, in entrambi i casi esiste chi dovrebbe avere le maggiori responsabilità di guida dell’esecutivo non esercita pienamente i propri poteri ed in entrambi i casi la concentrazione di potere è mano ad organizzazioni esterne alla rappresentanza parlamentare e consiliare. Come Fontana appare assolutamente inadeguato a rilanciare la costruzione di un nuovo riformismo lombardo, così Conte scompare davanti a Salvini, alla Casaleggio Associati e a piccoli e grandi gruppi di interesse esterni alle forze elette da libere elezioni.

La seconda similitudine è che ai proclami non seguono mai azioni concrete. Questo è un’accusa rivolta spesso a Renzi e al Partito democratico, ma se il Pd ha prodotto una mole di riforme ingente, il Governo nazionale e lombardo sono stati fino ad ora bravissimi a sfruttare l’effetto annuncio, rivelandosi poi assolutamente incapaci di produrre soluzioni concrete. La conferma da parte di Di Maio, dopo innumerevoli giravolte, dell’accordo sull’Ilva di Taranto raggiunto da Calenda, è l’emblema di quanto detto. Lo sono anche la promessa di reintegro dell’articolo 18 dispersa nelle pieghe del Decreto Dignità, l’impegno di Salvini sul modificare le norme sull’immigrazione che ha prodotto un nulla di fatto in Europa, un aumento delle persone residenti nel nostro Paese in condizioni di irregolarità ed una crescita della conflittualità in Libia.

Allo stesso modo Fontana, dopo roboanti promesse elettorali, scivola ad esempio sui trasporti e sull’edilizia popolare.

La situazione di impasse però non ci giova in alcun modo, in assenza di alternative credibili 5 Stelle e Lega non perdono consensi e in caso di flessione non ne beneficia comunque il Pd.

Il nostro Partito scompare dalla visibilità politica, rimane senza linea, senza voce, senza visione. Non è un problema italiano e non è legato alla capacità di questo o quel leader nazionale. Senza volerla fare troppo lunga appare evidente che le crisi, rapidamente portata a sistema dalla fluidità della globalizzazione economica e finanziaria, ha reso debole in molti Paesi il pensiero socialista e riformista di sinistra, ha mutato i tratti delle paure, ha reso di nuovo attuale aggrapparsi ai vecchi Stati nazionali, ha schiacciato l’idea di uguaglianza ad un residuo del passato, ha ridimensionato il concetto di doveri di cittadinanza e ha trasformato il concetto di diritto nella pretesa che i propri interessi e convinzioni (es. vaccini) siano sempre superiori al benessere collettivo e vadano dunque perseguiti anche con forme di squadrismo perpetrato soprattutto nel mondo dei social media, che tanto hanno contribuito ad alimentare questo sentimento.

La sinistra nel mondo è stata associata alla difesa dello status quo e - ancor più grave – siamo stati associati al cosiddetto ’”inevitabile” (non si può che far così, non si può che operare in questo modo, lo chiede l’Europa, lo chiede il mercato, non è possibile cambiare).

Un pensiero istituzionalmente debole, destinato ad essere spazzato via da un ritorno della propaganda demagogica che si finge portatrice di interesse per i cittadini ma che alla prova dei fatti lo è solo per se stessa, capace tramite le paure di essere egemone, promettendo una restaurazione di costumi, attività, iniziative capaci di Proteggere – un verbo tanto meraviglioso quanto pericoloso - ogni singolo individuo da nemici più o meno fittizi e poteri forti, i quali cambiano all’occorrenza.

La ricerca di protezione riguarda non tanto la creazione di una “rete” che abbia come obbiettivo quello di spingere l’individuo verso l’evoluzione, verso una maggiore consapevolezza e capacità, ma piuttosto il bisogno di proseguire indisturbati il proprio incedere senza modificarlo di un passo, senza essere intralciati da qualsiasi elemento si frapponga tra l’individuo e il suo proverbiale giardinetto. La Protezione che viene quindi proposta, in modi diversi ma a mio avviso con identico schema da 5 Stelle e Lega, non è una protezione volta al raggiungimento della determinazione dei propri sogni, ma è una pesante gabbia che rende non modificabile la propria esistenza. Una proposta politica, quella del Governo Conte, che mira alla conservazione di ogni interesse precostituito nascondendosi dietro un generico e opaco cambiamento.

Io credo, invece, che il nostro compito sia quello di lavorare per permettere a tutti di superare gli ostacoli che si frappongono tra l’individuo e la realizzazione delle proprie ambizioni, per rendere più dolce e agevole una strada che consenta ad ogni individuo di progredire e di crescere aiutando il contesto circostante ad essere rigenerato.

In questa chiave serve uno sforzo di coraggio nel Partito Democratico. Concordo pienamente con ciò che ha detto Marco Minniti intervenendo alla Festa de l’Unità in Darsena: “non esiste parola più bella di democratico e democrazia”. Per ottenere una democrazia funzionante i diritti sociali devono essere attivati, serve che la gran parte della popolazione possa, con il lavoro, ottenere dignità e quindi una redistribuzione del potere ampia, democratica. Non sono in discussione i nostri valori, è in discussione la nostra capacità di rappresentarli pienamente ed efficacemente.

Trovo folle e sconsiderato che non si sia pensato di fare subito un congresso all’indomani di una crisi politica come quella vissuta il 4 di marzo. Trovo ancor più folle che si tengano ora i congressi locali in assenza di una discussione nazionale su quale Partito vogliamo, o meglio con una discussione si iniziata ma sotterranea che non ci consente di capire le reali posizioni in campo e che riduce tutto ad una questione di appartenenza. Ad ottobre ci verrà chiesto con crescente passione: “vai da Zingaretti o vai alla Leopolda?”, in un dibattito stantio che schiaccia ogni capacità di costruire un’autonomia e una posizione politica che vada oltre lo schema in cui il Partito è rimasto schiacciato negli ultimi anni, tra renziani e anti renziani, tra sostenitori e detrattori.

Non c’è dubbio che in questi anni il Partito abbia compiuto errori di valutazione e sia apparso distante dal sentire comune ma è al tempo stesso innegabile che ciò che c’era prima non è e non sarà una reale alternativa. Come costruire qualcosa che guarda al futuro? Serve il coraggio di rilanciare una visione di Partito e di paese con la stessa forza che Renzi ha usato nel 2012, individuando classe dirigente credibile e con radicamento territoriale, riformando il Partito e aprendolo agli elettori, con una umiltà e una voglia di ricostruire che non metta in dubbio che in questi anni il Pd è stato fortemente portatore di buona politica ma che deve poter portare avanti le sue idee in una alleanza più forte con le forze vive sul territorio e nell’associazionismo, dando un’idea di se che è battaglia culturale e politica comune per il bene del Paese.

Penso anche che ci sia una enorme questione settentrionale che come democratiche e democratici del nord dobbiamo saper interpretare. È di oggi la notizia dei tanti posti di lavoro a rischio con il Decreto Dignità, sia nelle partecipate sia nelle società private. Le minacce alla TAV o alla TAP sono minacce al nostro sistema produttivo, le scelte demagogiche e populiste sul tema del lavoro e lo scippo dei fondi sulle riqualificazioni delle periferie delle grandi città sono enormi preoccupazioni che gravano sul nostro territorio. La contestazione a Silvia Sardone nel quartiere Adriano dimostra come - anche se nei sondaggi continua la luna di miele - la demagogia finisca per mostra il suo lato debole quando si trova a dover governare.

È comunque evidente che non basta mettere i cittadini di fronte alle contraddizioni ed errori dei demagoghi per convincerli a votare il Partito democratico. Serve un’alternativa ampia e serve dimostrare di essere in grado di mettere le mani nelle nostre di contraddizioni interne per essere forti fuori.

La prima tra le contraddizioni è quella sul tema sicurezza e immigrazione. Credo sia importante andare il 30 settembre a Roma per la manifestazione lanciata dal Segretario Martina, ma lo slogan scelto (“L’Italia che non ha paura”) non è a mio parere pienamente corretto. Il nostro compito non è quello di parlare con l’Italia che non ha paura, con l’Italia giusta, il nostro compito è di liberare dalla paura chi ne ha. Dimostrare che Salvini sta aumentando il conflitto sociale e le aree di disagio e degrado, e che se non ci si occupa di chi è nel nostro Paese, se si sgomberano le famiglie con i bambini, il degrado e l’insicurezza non faranno altro che aumentare. Ma noi dobbiamo occuparcene senza sconti verso il degrado e l’illegalità, con maggiore forza e decisione rispetto al passato.

La seconda contraddizione è economica. Abbiamo ancora due pensieri in perenne contrasto. La difesa del lavoro e dei lavoratori come protezione e tutela o come consegna di diritti e pari opportunità. A Milano sappiamo che innovazione, sviluppo e ricerca della qualità possono andare di pari passo con la tutela del lavoro, ma questo stesso ragionamento portato in altri territori rischia di essere incomprensibile. Abbiamo bisogno di politiche che parlino ai lavoratori offrendo strumenti dedicati alla grande varietà di approcci che il mondo del lavoro oggi ha, non servono più politiche uguali, la battaglia contro la disuguaglianza può essere condotta solo con politiche pensate attorno ad ogni singola persona, alle sue attitudini alle sue condizioni di vita, sia come nuovi bisogni di welfare sia come tutele. Il diritto alla crescita è sacrosanto, come il diritto di vivere in realtà sempre più interconnesse fisicamente e digitalmente. Siamo in un mondo trainato economicamente dalle megalopoli e dalle grandi aree metropolitane allargate e abbiamo dunque bisogno – come ha scritto Umberto Minopoli – di non rimuovere la concretezza e il coraggio riformista che abbiamo avuto in questi anni. Non possiamo permetterci di tornare ad una sinistra velleitaria, lontana dalle esigenze dei cittadini.

La terza contraddizione è sul Partito. Questo Partito, organizzato così com’è, pensato così com’è, serve a poco. Il mio compito nei prossimi mesi sarà quello di salvaguardare l’autonomia milanese e chiedere che anche in Lombardia si possa ragionare di innovazione e recupero di politiche tradizionali rivolte ad un orizzonte più ampio rispetto a quello degli iscritti. Il Partito come cinghia di trasmissione non esiste più. Serve un Partito cardine tra cittadini ed istituzioni che sappia essere ancorato a valori chiave ma aperto alla capacità di farsi portatore di politiche nuove.

Ecco come ho interpretato i primi mesi nel mio lavoro in Regione.

AMBIENTE

Penso prima di tutto alla tematica ambientale, in questi mesi al centro di diverse azioni che abbiamo prodotto. Insieme con l’assessore Granelli abbiamo pensato e promosso un emendamento che prolunga di un anno gli incentivi alla rottamazione delle automobili, sia con riferimento al sostegno ai costi di rottamazione sia per l’acquisto di auto non incentivanti.

Abbiamo richiesto, senza su questo ottenere risultati tangibili, l’aumento dei canoni per l’imbottigliamento delle acque minerali in contenitori di plastica, l’utilizzo della plastica (in Italia abbiamo un consumo molto superiore agli altri Paesi europei per imballaggi di questo materiale) va superato e reso meno conveniente, ma la Regione cede alle lobby adottando tariffe che sono la metà di quelle consigliate dalla Conferenza Stato-Regioni.

Abbiamo richiesto di intervenire per una gestione virtuosa dei fanghi nell’agricoltura, fanghi prodotti da processi industriali e dalla depurazione delle acque. Oggi Governo e Regione si rimpallano le responsabilità scaricando su gestori idrici e agricoltori la gestione dei fanghi che presentano livelli di inquinamento superiore alla media europea.

LAVORO

Sul tema del lavoro siamo riusciti con un emendamento del collega Samuele Astuti ad aumentare le risorse sui centri per l’impiego solo con riferimento alle dotazioni strumentali (es. stampanti, toner) mentre sono rimasti bloccati i fondi sul personale. Abbiamo chiesto l’introduzione di un bando di Finlombarda dedicato alle aziende in crisi, un potenziamento degli strumenti di aiuto al lavoro. Finlombarda invece continua a finanziare bandi basati su una prospettiva - sempre se di prospettiva si può parlare - non innovativa. Proposte bocciate dalla maggioranza. Abbiamo avviato una ricognizione per avviare strumenti di accompagnamento e aiuto sul tema NEET, tema che affronteremo nelle prossime settimane con maggior dettaglio.

TRASPORTI

Abbiamo presentato diverse mozioni urgenti per la situazione sui trasporti. Queste hanno riguardato, in primo luogo, la sicurezza di stazioni e treni.

Nei giorni scorsi ho visitato con alcuni cittadini e Marco Cormio la stazione Forlanini. Questo è stato solo il primo di una serie di sopralluoghi mirati che faremo nei prossimi mesi, con l’obbiettivo di fare emergere la desolazione in cui spesso versano le stazioni e proporre interventi per rendere più vivi i luoghi della mobilità.

Abbiamo poi emendato il Piano regionale strategico per introdurre elementi di rilancio dei progetti di forestazione urbana. Soprattutto abbiamo lavorato per offrire nuove risorse alle agenzie che presiedono alla gestione del trasporto pubblico su tutto il territorio lombardo.

Con i colleghi civici abbiamo poi chiesto l’abolizione della prima classe sui treni pendolari al fine di ampliare l’offerta ai cittadini che vogliono raggiungere il loro posto di lavoro, abbiamo segnalato ripetutamente i disservizi e proposto una revisione della legge 6/2012 (Disciplina regionale sul Trasporto Pubblico) che ancora oggi ha dimostrato di non essere in grado rispondere alle esigenze.

In questi ultimi anni i Governi a guida Pd hanno aumentato il fondo nazionale trasporti, mentre Regione Lombardia lo ha tagliato.

Milano è particolarmente colpita da un aumento dei kilometri di linea a cui però non corrisponde alcun aumento dei trasferimenti, che sono calcolati su una base storica e che non tengono conto degli investimenti, penalizzando così chi sta ampliando la propria offerta.

Ad aprile abbiamo anche iniziato un percorso che prevediamo coprirà un orizzonte temporale di un anno e mezzo.

La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di avviare un dialogo con i diversi attori coinvolti nel tema: agenzie del trasporto pubblico locale, comitati di pendolari, sindacati dei lavoratori del settore trasporti, aziende e associazioni di imprese, Legambiente e Fiab (per gli aspetti legati alla mobilità sostenibile), assessori alla mobilità dei vari capoluoghi, amministratori e, infine, esperti del settore.

L’obiettivo di questi incontri è stato quello di raccogliere impressioni e proposte - che confluiranno in un unico documento - dei portatori di interesse per meglio indirizzare il lavoro e l’azione dei commissari della V Commissione.

Per proseguire il percorso di ascolto e attenzione e di conseguenza farci portatori dei bisogni e degli interessi dei pendolari, è nato un primo volantino (senza simbolo Pd) in cui si chiede agli utilizzatori del servizio di segnalarci tutti i disagi e i disservizi che riscontrano quotidianamente, tramite un indirizzo mail e un numero di telefono dedicato.

Nel mese di luglio sono stati fatti dei volantinaggi pilota e il feedback da parte dei pendolari è stato positivo e le segnalazioni sono state tante, proprio come ci aspettavamo.

Avere chiari i problemi delle varie direttrici ci aiuta a indirizzare al meglio il lavoro, per essere più incisivi nei confronti del Governatore Fontana, dell’assessora Terzi e delle aziende che gestiscono il trasporto su ferro.

Nei prossimi mesi inizierà la fase di coinvolgimento attraverso volantinaggi diffusi su tutto il territorio, la costituzione di un comitato di amministratori a sostegno del trasporto pubblico, l’apertura dei canali social e di una rubrica dedicata su un quotidiano online.

È in costruzione anche un sito internet, nel quale si potranno trovare sezioni di diverso tipo mirate all’informazione dello stato dei disservizi, della discussione sui trasporti in Regione, articoli, e form per segnalazioni. Stiamo pensando di organizzare gli Stati Generali del Trasporto per il Pd con i pendolari e altri attori coinvolti sul tema, per lavorare su contenuti e proposte.

Tutto questo lavoro porterà il Gruppo PD regionale alla formazione di una proposta di modifica alla legge sul trasporto pubblico. A questo seguirà un nuovo volantino (con simbolo PD) contenente i dettagli della proposta di legge, che verrà distribuito nei banchetti informativi in cui si raccoglieranno anche le firme per la proposta di legge.

EDILIZIA POPOLARE

Il degrado in cui versano i palazzi Aler presenta problematiche irrisolvibili e occorre intervenire nella dichiarata volontà di mettere mano alla normativa. Abbiamo più volte provato ad impegnare la Giunta per uno strutturale aumento dei fondi per la manutenzione straordinaria senza successo.

La competenza di Carmela Rozza su questo è preziosa, sabato prossimo sono stati convocati i comitati degli inquilini e con loro avvieremo un percorso di rappresentanza e iniziativa istituzionale.

BILANCIO

Il primo bilancio di Fontana è stato privo di qualsiasi intervento politico o visione per il futuro della nostra Regione. Si è trattato di un bilancio in continuità con le scelte operate da Maroni, senza prospettive e cambi di scena reali. L’unico flebile sussulto è stata la decisione di fondere, entro un anno, Lombardia Informatica e Arca.

Ciò che mi interessa sottolineare è però l’assenza in questi anni di una politica di razionalizzazione e controllo delle Partecipate. Il volume delle partecipate lombarde è tra gli elementi che consentono a Fontana di sbandierare un basso costo del personale rispetto ad altre Regioni. Questo però solo perché molto personale è impiegato in strutture esterne, alcune in house, altre partecipate, altre - molte - partecipate di partecipate. Queste si occupano di servizi strettamente connessi alla vita della Regione. Abbiamo ben tre stazioni appaltanti: Lombardia Informatica, Arca, Lombardia infrastrutture, a cui sotto pressione di Giuseppe Bonomi se ne è aggiunta una quarta, Arexpo, per lo sviluppo dei lavori post- Expo.

Il problema non è solo il costo del personale, ma anche l’assenza di una strategia di sviluppo con le realtà degli enti locali e con le prospettive di trasformazione del mercato e dei settori produttivi.

Lombardia informatica (Lispa) è stata al centro di un duro intervento della Corte dei Conti che ha contestato, tra le altre cose, una spesa della Regione per Lispa 10 volte superiore a quella per Arca nonostante una movimentazione di valore appalti pari alla metà di questa. La società si è difesa segnalando la differenza sostanziale tra gli appalti informatici che gestisce Lispa e quelli ordinari di Arca.

Fontana e la maggioranza della Regione hanno cambiato la presidenza di Lombardia Informatica, accusando di fatto il vecchio Presidente di negligenza, hanno lasciato sola la società nella difesa dei rilievi della Corte dei Conti e quindi portato avanti la già citata fusione con Arca. L’impressione di voler dribblare i problemi appare evidente come anche la non volontà di razionalizzare le società coinvolgendo i lavoratori che spesso hanno standard di produttività superiori alla media di altre realtà comparabili.

 

I TROMBATI NELLE PARTECIPATE

Maroni aveva detto: mai più trombati nelle società pubbliche. Fontana non pare dello stesso avviso. L’assessora al lavoro De Nichilo Rizzoli, il nuovo presidente di Lombardia informatica Ferri, così come Raffaele Cattaneo, Antonio Rossi, Alan Rizzi, sono esempi di non eletti messi in luoghi strategici.

A ciò occorre aggiungere le tante consulenze avviate.

Lucio Brignoli, consulenza per 35mila euro. Brignoli era capo segreteria dell’assessora Terzi, poi silurato a metà legislatura.

Massimiliano Ferrari, consulenza di 35mila euro. Ferrari, ex direttore di Telepadania, oggi consulente per gli affari internazionali.

E ancora Andrea Mascetti, 50mila euro di consulenza in affari legali. Quel Mascetti famoso per la vicenda di terra Insubre, movimento a cui va il merito di aver anticipato la deriva nazionalista con legami con movimenti di estrema destra varesina.

CONCLUSIONI

Quelli sopra sono solo alcuni punti non esaustivi del lavoro portato avanti.

Avremo di fronte due appuntamenti centrali, la legge di Stabilità a livello nazionale ed il primo bilancio regionale di Fontana. Fontana ha anticipato che vuole introdurre un taglio al bollo auto, già promesso e mai mantenuto da Maroni. Il costo è di 900 milioni, una cifra astronomica, pari per intenderci a quanto il Comune di Milano mette sul trasporto pubblico ogni anno.

Occorre presentarsi con un’idea alternativa di attenzione ai nostri concittadini, un’idea che sappia parlare di futuro sostenibile, di crescita individuale e sviluppo collettivo.

Per questo l’iniziativa di oggi, sapendo di partire in pochi ma buoni, con un questionario per aiutarci a darci una mano insieme, presidiare i diversi temi e lottare ogni giorno per l’uguaglianza, per le pari opportunità, partendo da una Lombardia che riconosca a tutti lo stesso livello di partenza e che dia la possibilità a ciascun cittadino lombardo di realizzare le proprie ambizioni in armonia con l’interesse collettivo.

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© 2017 Pietro Bussolati