DIARIO DI BORDO

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LA POLVERE E L'ORO

Ci sono luoghi e cose a cui passiamo davanti tutti i giorni senza pensarci troppo, a volte senza nemmeno vederli. Come se - per il fatto stesso di essere così dentro la nostra quotidianità - fossero coperti da un velo di polvere, che ce li rende perfino difficili da notare e ricordare. Poi, però, per qualche motivo succede che quella polvere si sollevi. È quello che è successo a me in questi giorni, riscoprendo la storia di Roberto Lepetit.

Un nome che per me è stato, soprattutto, quello della via accanto alla Stazione Centrale dove da qualche anno ha sede la Federazione del nostro PD metropolitano. Via Lepetit. Dove mi trovo tutti i giorni da quando sono diventato segretario, dove sono nate tante battaglie, iniziative e progetti.

Tra i progetti che mi stanno più a cuore e di cui sento che la nostra comunità può andare fiera ci sono sicuramente le celebrazioni del 25 Aprile: “Bella Ciao, Milano”, Passi nella memoria, “TuttoblUE-Noi, Patrioti Europei”. Quest’anno abbiamo lanciato la campagna “Volti alla Libertà” e scelto di festeggiare la Liberazione alla riscoperta delle storie e volti delle donne e degli uomini che hanno lottato per la Resistenza a Milano Metropolitana.

E’ così che quel velo di polvere si è alzato e per Roberto Lepetit non è più solo il nome della via dove al primo piano del numero 4 lavoro tutti i giorni, ma è tornato a essere il nome, il volto, la storia di un uomo che ha sacrificato la sua vita in nome degli ideali della libertà e dell’antifascismo.

La sua storia è affascinante e commovente. Industriale milanese dalla formazione e la vocazione europea, innovatore coraggioso dell’azienda ereditata dalla famiglia, dopo l’8 settembre del ’43 aderisce alla Resistenza. Si spende generosamente, tra il Cuneese e Milano, mettendo a disposizione della lotta partigiana anche le sue fabbriche. Ed è proprio nella sede milanese della sua azienda, dove oggi sorge l’edificio modernista di Giò Ponti, che sarà arrestato dai nazifascisti. Forse tradito da qualcuno dei suoi. Da lì inizierà il calvario di prigionia e deportazione che lo porterà alla morte nel campo di concentramento di Ebensee.

Ma sono tantissimi i luoghi e le storie della Resistenza che attraversano Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, così come i Comuni della nostra area metropolitana. Sono le fabbriche in cui gli operai hanno scioperato contro la guerra. Sono le vie e piazze teatro di coraggiose azioni di sabotaggio degli invasori tedeschi. Sono le cascine e i cortili in cui i partigiani hanno trovato rifugio e accoglienza da una popolazione, in larga maggioranza solidale e complice nel desiderio di libertà. Sono anche le stanze delle prigioni in cui chi ha scelto la lotta partigiana ha affrontato la tortura e la morte.

Tutte insieme formano come un mosaico, compongono il tessuto di un territorio che ha una coscienza antifascista profonda. Ma che spesso resta sotto quel velo di polvere.

Ecco perché con “Volti alla Libertà” abbiamo chiesto a ciascuno dei circoli PD Milano Metropolitana di “adottare” un partigiano. Sul nostro sito e sui nostri social ve ne stiamo raccontando le storie. E al corteo del 25 Aprile, a Milano, ne faremo sfilare i volti.

Abbiamo bisogno di riscoprire i luoghi, abbiamo bisogno di riscoprire i volti della Resistenza, delle donne e degli uomini che si sono messi in gioco in prima persona per conquistare libertà e democrazia.

Il 25 Aprile è tra meno di due settimane. Provate a soffiare anche voi su quel velo di polvere. Nascosti sotto, ci sono volti e storie di persone che ancora ci parlano, ancora ci raccontano il significato di essere fieramente antifascisti oggi.

LA PULCE E L'ACROBATA

Nel quinto episodio della prima stagione di Strangers Things il prof di scienze, mister Clarke, spiega ai piccoli protagonisti della serie perché è tanto difficile fare viaggi tra universi ed esplorare dimensioni parallele: tutti noi viviamo la realtà da bravi acrobati, ci muoviamo sul filo, andiamo avanti e indietro, ma per andare oltre e raggiungere un mondo parallelo abbiamo bisogno di un’enorme quantità di energia.

Per concepire un’altra dimensione e riuscire ad entrare in comunicazione con i mondi sotto e sopra di noi, insomma, più che degli acrobati dovremmo essere delle pulci.
A pensarci bene, la singolare metafora dell’acrobata e della pulce mi fa venire in mente il PD e quello che dovrebbe essere disposto a fare il nostro partito oggi: mettersi in discussione. Non facendo l’acrobata, non continuando ad "andare avanti come si è sempre fatto", bilanciando ogni passo. Ma muovendosi da pulce: immaginando che tutta quell'energia di cui parla mister Clarke sia coraggio, tanto coraggio, per muoversi in tutte le direzioni e in modalità diverse.

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Con l’espressione “modello Milano” alcuni indicano una capacità amministrativa cittadina, altri l’idea di un centrosinistra ampio con vocazione di governo, altri ancora un modello di partito inclusivo e vivo, che mette la mobilitazione al centro della propria attività.

Mercoledì scorso, all’assemblea degli iscritti e degli elettori, ho detto - in modo un po’ provocatorio - che il modello Milano non esiste.
I modelli sono per loro natura replicabili e tutto ciò che riguarda Milano invece non lo è. Milano è unica come amministrazione, come vita politica e sociale, come composizione demografica. Milano è l’espressione di una grande identità che tiene insieme diverse sfumature ed elementi che si intersecano senza soffocarsi l’un l’altro.
Milano non è un modello ma ha le caratteristiche di un’esperienza efficace e utile per il Paese. Milano si regge sulla capacità di un centrosinistra pragmatico che ha fondato, su scelte concrete e di governo, la propria storia di alleanze.

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Un caro amico, Massimo Sacchi, mi ha suggerito una metafora che credo calzi a pennello con la stagione che sta attraversando il nostro partito: “La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri, e ancora non lo sa.”

L’immagine suggerita dalla filastrocca di Stefano Benni non restituisce solo il senso della distanza poetica fra ragione e sentimento ma offre un’efficace chiave di lettura della sindrome di cui è affetto oggi il nostro partito. All’estremità del lungo collo della giraffa una testa lontana dal suo corpo: una testa che quindi lavora e un corpo troppo distante per vederne e percepirne i suoi sforzi. Credo che il PD oggi soffra della distanza col suo popolo, di quella connessione fra ciò che fa e la sua comunità.

All’indomani del voto del 4 marzo tutti noi ci siamo interrogati sulle ragioni di una sconfitta netta e cocente. Una sconfitta che va necessariamente letta all’interno di una cornice storica, che racconta una forbice di diseguaglianza di reddito e di opportunità. Una diseguaglianza che si fonda su fratture geografiche, ma anche di genere e generazionali.

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© 2017 Pietro Bussolati