Commissione contro odio, razzismo e antisemitismo: "Tutte le istituzioni devono affrontare il fenomeno"

Il gruppo regionale del Pd ha presentato questa mattina in Consiglio regionale una mozione urgente per l’istituzione di una commissione regionale speciale contro i fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, con lo stesso intento della commissione promossa in Senato dalla senatrice Liliana Segre. Il testo prende le mosse dal ripetersi negli ultimi mesi di allarmanti atti di violenza verbale e di manifestazioni di odio razziale e antisemita.

“Anche la Lombardia deve avere una commissione come quella insediata in Parlamento e in altre Regioni” dichiara il primo firmatario Pietro Bussolati. “Tutte le istituzioni democratiche devono affrontare il fenomeno delle manifestazioni di odio che sembrano essere crescenti nel Paese. Gli italiani non sono un popolo razzista ma è importante separare le mele marce e stigmatizzare i comportamenti pericolosi per tutte le minoranze, non soltanto quelle etniche ma anche religiose e di genere."

Scarica la mozione presentata dal Partito Democratico in Consiglio regionale (pdf)

 

Autonomia: "Ancora dichiarazioni contro Boccia, forse arrabbiato perchè ha proposto di coinvolgere Maroni'"

MILANO - “Leggendo le dichiarazioni bellicose del presidente Fontana desumo che o è molto arrabbiato perché il ministro Boccia, a dimostrazione che sta facendo sul serio, ha proposto di coinvolgere al tavolo dell’autonomia Roberto Maroni oppure, semplicemente, vuole nascondere la sua incapacità di portare a casa la riforma, dopo aver contribuito ad impantanarla per 14 mesi. Forse Fontana vuole ottenere un altro stop, nella migliore tradizione della Lega che in tutti gli anni in cui ha governato non ha mai portato a casa un briciolo di quanto promesso alla Lombardia e al Nord.”

Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati in risposta alle dichiarazioni odierne del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana in tema di autonomia.

Trenord: "I rimborsi per i pendolari sono una presa in giro, depositata mozione urgente"

MILANO -  Una beffa, una presa in giro, un regolamento capestro: così il gruppo regionale del Pd definisce le modalità applicative del rimborso riservato ai pendolari che utilizzano l’abbonamento “solo treno” e che dal primo ottobre dovranno pagare anche il 40% in più, a causa di una decisione della Regione.

Il Pd, che da subito, agli inizi di agosto, ha contestato la cancellazione degli abbonamenti monomodali, chiedendo a più riprese all’assessore regionale Claudia Terzi e al presidente Attilio Fontana, entrambi della Lega, di cambiare la delibera, annuncia battaglia e ha già depositato una mozione che chiederà di discutere in modalità urgente nella seduta del Consiglio regionale del primo di ottobre.

“L’assessore Terzi aveva detto che nessun pendolare avrebbe pagato di più fino a quando le condizioni del trasporto ferroviario regionale non fossero diventate accettabili – dichiarano i consiglieri regionali dem Gigi Ponti e Pietro Bussolati, primi firmatari della mozione -. Ora possiamo dire che ha detto una cosa non vera, perché ci sono 25mila lombardi che già oggi stanno acquistando abbonamenti che costano anche il 40% in più per avere esattamente lo stesso servizio di prima. Avranno i rimborsi, dice la Regione, ma è addirittura una beffa. Intanto i rimborsi, introdotti per un solo anno, vengono erogati per non più di nove mensilità, a patto che l’utente non salti nemmeno un abbonamento, perché in quel caso perde il diritto per l’intero trimestre. Per ottenere il rimborso il pendolare dovrà registrarsi al sito di Trenord e compilare nei tempi prestabiliti un modulo corredato da certificato di residenza, attestazione del datore di lavoro, fotocopia della carta d’identità e fotocopia della carta regionale dei servizi. Per entrare al Pentagono forse serve meno burocrazia. Il pendolare si vedrà riconoscere il rimborso almeno tre mesi dopo e in quattro comode tranches. Quanti intoppi ci saranno? In quanti saranno indotti a rinunciare? Poi c’è la beffa finale, la cancellazione del bonus per i ritardi, che oggi vale uno sconto del 30% sull’abbonamento successivo. Questi 25mila pendolari pagheranno di più e non saranno più indennizzati per i disservizi. È il caso di dirlo: paga somaro lombardo. La nostra richiesta è chiara, devono lasciare in vita gli abbonamenti solo treno. Oggi il problema riguarda solo i pendolari delle province di Monza e Brianza e di Milano, ma domani potrebbe riguardare tutti i pendolari lombardi.

Trenord: "Insensato introdurre un rimborso quando si potevano mantenere gli attuali abbonamenti solo treno"

MILANO - “Che senso ha obbligare i pendolari che prendono solo il treno a pagare l'abbonamento integrato per poi rimborsarli? Non sarebbe stato più ragionevole, come noi sosteniamo da subito, mantenere per altri cinque anni l'abbonamento attuale e nel frattempo trovare le giuste soluzioni? Regione e Trenord hanno scelto una procedura assurda, complicata, scomoda per i pendolari che dovranno pagare e poi chiedere il rimborso, con la burocrazia che ciò comporterà. Tutta questa vicenda dà la quadra dell’approssimazione e della negligenza con cui la Lega fa politica, usando l’istituzione come clava contro i partiti avversari e non come leva per migliorare la vita dei cittadini.”

Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati rispondendo all'amministratore delegato di Trenord Marco Piuri che ha annunciato che per sterilizzare gli aumenti degli abbonamenti ferroviari per i pendolari della provincia di Milano e di Monza e Brianza che si spostano solo in treno, ma che saranno costretti già dal mese di ottobre ad acquistare l'abbonamento integrato, più costoso anche di un terzo, Trenord introdurrà un rimborso integrale della differenza.

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